Il dolore del lutto perinatale è un’esperienza profonda e complessa che, purtroppo, non sempre viene riconosciuta o compresa completamente dalla società.
Le ricorrenze, come la festa del papà, possono suscitare emozioni contrastanti, pensieri pesanti, risvegliare ricordi importanti e difficili da gestire e, di conseguenza, creare stati d’animo dolorosi.
Per questo, in questa giornata, abbiamo pensato ad un piccolo dono, una storia, che racconti il dolore di alcuni papà che si concedendono ognuno la libertà di viverlo a modo proprio, dando spazio al proprio volere, accogliendo le emozioni senza sentirsi escluso o diverso.
Ogni padre trova la propria “formula” per farlo e noi ne raccontiamo alcune con l’intento di farti sentire visto e meno solo e darti la possibilità di trovare la tua via personale per vivere questo e tutti gli altri con l'amore per tu@ figli@ sempre nel cuore.
"Questa è la storia di alcuni papà che in questa giornata sentono ancora di più la mancanza dei loro bimbi volati in cielo.
C'è papà Michele che si sveglia di primo mattino e si reca nel giardino di casa, dove annaffia anche oggi una piccola pianta di fiore con cura e amore. E ogni volta che nasce e cresce un fiore, Michele si sente più vicino al suo bambino, nella bellezza semplice e silenziosa di un petalo che si schiude al sole.
Papà Danilo poi, non ama parlare del suo dolore, ma sente il bisogno di condividere qualcosa. Così decide di scrivere una lettera e sente che il fluire delle parole riesce a trasformare almeno un poco il vuoto dentro di lui.
In quella lettera, racconta tutto ciò che ha fatto nei mesi precedenti: i giorni felici, i giorni più difficili, la mancanza, il dolore che prova, ma anche i momenti in cui ha sentito la presenza di suo figlio, come quella volta che una farfalla dalle ali blu si è posata su di lui.
E la lettera finisce sempre con la frase: "ti amo, mio piccolo, e sarai sempre nel mio cuore."
Papà Matteo invece quella giornata decide di passarla con mamma Valentina che gli regala una rosa bianca.
"Te l’ho portata, Matteo. La rosa di Sofia," dice Valentina con la voce che tremava dall’emozione. E Matteo, in quel preciso istante, si accoge che non stava più cercando di trattenere le lacrime. L’emozione che da mesi aveva tenuto intrappolata, si stava finalmente liberando. "Posso piangere, Valentina?" chiede con la voce rotta. "Si," rispose lei, avvicinandosi e poggiando la mano sulla sua spalla, "si, ti prego. Piangi. E così, per la prima volta dopo settimane, si concesse il permesso di piangere.
Proprio nel giorno della festa del papà, lasciando scendere le lacrime Matteo aveva dato spazio all’accettazione del dolore e la consapevolezza che, anche se Sofia non c’era fisicamente, il suo amore per lei non sarebbe mai svanito.
E forse, alla fine, in quel pianto, aveva trovato una nuova forza. Quella di un padre che si concede di piangere, di sentire, di vivere il lutto senza paura di mostrare la sua vulnerabilità.
Poi c'è papà Enrico che, appena il sole comincia a tramontare, accende una candela sulla finestra. Una candela che illumina la stanza con la sua piccola luce che si apre nell’oscurità.
E’ come se quella fiamma sia una guida per il suo bambino, ovunque si trovi, nel cielo o in un luogo che solo loro conoscono, una guida all'amore che li unisce.
Papà Mario è un papà che, insieme a Mamma Martina, va al cimitero e lì, insieme, in silenzio, accendono due piccole lanterne che galleggiano sull'acqua di un laghetto.
Non c'è bisogno di parole; solo il suono dell'acqua che si muove dolcemente e le luci che si riflettono sulla superficie, come se quelle luci volassero verso il cielo, portando con sé l'amore che non conosce confini.
Ogni padre ha trovato così il suo modo, la sua strada, tutti accomunati dalla stessa dallo stesso amore eterno per quei bambini che non possono stringere tra le braccia.
E anche se non li avevano visti crescere, ogni anno, alla festa del papà, quei papà sentono di essere padri, perché il legame che li unisce ai loro figli è più forte di qualsiasi altro, eterno, immutabile.
E anche se il dolore non li abbandona completamente, i papà hanno trovato in quei gesti, nei ricordi, nelle luci accese e nei fiori che sbocciano, il modo di accoglierlo e trasformarlo, sempre con l'amore nel cuore."
Testo a cura di Francesca Berti, Fondatrice Piume di Sogni con la revisione della dottoressa Francesca Basile, Psicologa e autrice